LE STRADE DEI CATARI
Ha senso negli anni in cui viviamo parlare di strade dei Catari?
Direi proprio di sì, visto che sono sempre meno le persone che si muovono camminando e molte di più quelle che preferiscono come mezzo di locomozione l'auto e la moto.
Abbiamo già parlato del cammino o sentiero dei Catari che parte da Saint Martin la Vesubie e attraverso il Colle delle Finestre raggiunge San Giacomo di Entraque ed è proprio da quel luogo che inizia il percorso stradale che ci condurrà sino alla Valle Pellice.
Partiti dal rifugio nomato Baita del Monte Gelas si scende verso Valdieri e giunti al Bivio nel centro del paese avete la possibilità di dirigervi in due direzioni: la prima, la più breve, passa per la vecchia strada che porta a Roaschia e prosegue per Roccavione, dove ogni due anni, salvo imprevisti, si svolge la manifestazione rievocativa, realizzata da tutto il paese, La Rocca dei Catari, che avviene prevalentemente nel mese di Giugno, per poi proseguire verso Cuneo.
La seconda, invece, girando a sinistra vi permette di salire fino alla Madonna del Colletto, discendere in direzione di Demonte e percorrendo la strada militare lungo il fiume Stura arrivare sino ad Aisone, un paese della Valle Stura dove nel lontano 1300, tutti gli abitanti vennero condannati dall'Inquisizione a portare sulle vesti una croce gialla affinché li si potesse contraddistinguere come eretici e catari.
Dopo aver ammirato le splendide grotte che sovrastano il paese, si riprende la strada che conduce a Demonte, dove di fronte al distributore di benzina, si svolta verso la salita che conduce al Colle dei Morti, attraversando completamente quel tratto vallivo nomato Vallone dell'Arma.
In cima al colle troviamo il monumento al noto campione di ciclismo, Marco Pantani, chiamato dai suoi fans il Pirata.
Il colle merita una sosta, poi si discende in una valle lunga e stretta che si chiama Valle Grana, chiamata per le sue coltivazioni la Valle del Biologico.
Nell'alta valle merita una visita il Santuario di Castelmagno, dove se il tempo è dalla vostra parte, merita una visita la vecchia borgata di Narbona fondata nel XIII secolo da fuorusciti catari perseguitati dal dominio Angioino e dove, sempre ipoteticamente parlando, si dice sia nato il famoso formaggio Castelmagno.
Arrivati alla pianura e precisamente a Monterosso Grana, il nostro consiglio è di fermarvi presso la Trattoria Aquila Nera, dove avrete la possibilità di gustare un menù tradizionale ad un prezzo veramente contenuto, vi è anche la possibilità di pernottare in loco.
Risaliti in auto si riparte in direzione di Valgrana dove si svolta verso Montemale, caratterizzata dal suo castello, dove dopo aver scollinato si discende sul paese di Dronero.
Entriamo quindi in Valle Maira ed al bivio di Stroppo risaliamo verso il Colle di Sampeyre dove si trova il rifugio la Sousto dal Col, possibilità di ristorazione e pernottamento.
Sorpassato il colle,si entra in Valle Varaita lungo un bel tratto di strada in discesa, verso Sampeyre, dove al viaggiatore si offrono nuovamente due percorsi: il primo altamente suggestivo, per coloro che possiedono un fuoristrada, salendo alle spalle del paese, si arriva ad uno sterrato che conduce fino al Colle del Gilba e con una certa difficoltà, causa la strada non proprio in buone condizioni, si scende attraverso i boschi fino al centro del paese di Sanfront.
Per coloro invece che dispongono di una autovettura, seguendo la strada verso Isasca vi è la possibilità di salire fino al Colle del Gilba attraverso una strada asfaltata.
Sempre transitando per la medesima strada, è possibile salire al Colletto di Isasca e scollinare in Valle Po risalendo poi sino a Sanfront.
Superato il paese si prosegue in direzione di Paesana, dove lungo la strada sulla destra, è possibile vedere la borgata millenaria di Balma Boves adagiata sotto un costone che la protegge interamente dalle intemperanze del tempo.
Arrivati a Paesana, attraverso un ennesimo Colletto si giunge a Barge, indi a seguire i paesi di Bagnolo, Bibiana e finalmente si entra nella Valle Pellice sede della Comunità Valdese e dove arrivando sino a Torre Pellice e risalendo fino ad Angrogna, avrete modo di toccare con mano la storia di questa comunità religiosa che solo nel 1848 giungeva ad essere riconosciuta come entità di esseri umani.
I Valdesi, pur con le dovute discriminanti, vengono ritenuti da noi Catari i nostri fratelli più vicini, avendo essi patito nel loro percorso, le più assurde persecuzioni, lasciando sul terreno al nostro pari, altrettanti fratelli uccisi sui roghi e torturati esecrabilmente per la loro fede religiosa.
Un bel percorso, questo che vi proponiamo, che vi permette di avvicinarvi ai luoghi in cui il Catarismo Italiano ha avuto una notevole importanza e dove pur essendo convinti i suoi detrattori di averlo distrutto, si è invece perpetrato nel tempo, attraverso una tradizione orale che tuttora, pur rimanendo celata ai più, continua ad esistere.
Buon viaggio e Bene a Voi
Robert de Marselha
 

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