15/06/2016 23:01
``IL NOVIZIATO E LA VITA COMUNITARIA"
Dal credente al novizio.

La vita del credente è estremamente varia perché riflette un avanzamento nella vita cristiana che si manifesta nelle scelte quotidiane che evolvono secondo l’evoluzione spirituale di ciascuno.
Nel Medioevo i Buoni Cristiani identificavano molto bene questa evoluzione della vita del credente perché accettavano di formalizzarla sul piano rituale in tre tappe.

Il Melhoramentum ( o Melhorer ) che si potrebbe tradurre con il
termine “Miglioramento” e che gli inquisitori chiamavano “Adorazione”.
In questo rituale il credente chiede al Buon Cristiano di intercedere per lui alfine che abbia la possibilità di raggiungere lo scopo della sua vita cristiana e di accedere alla Salvezza ( la buona fine ).
Si capisce che il Buon Cristiano non è l’oggetto finale di questa supplica, ma un intermediario riconosciuto competente dal credente che, vedendolo vivere nel quotidiano la migliore vita cristiana accessibile in questo mondo, fa di lui il migliore intermediario possibile con Dio.

La Tradizione del pane o benedizione del pane, alla quale non possono accedere che dei Buoni Cristiani e dei credenti, essendo stati confermati e di conseguenza autorizzati a praticare il Miglioramento, è un rituale che si svolge in ogni pasto dei Buoni Cristiani nello spirito dell’Agapé della Chiesa cristiana antica e non dell’Eucarestia giudeo – cristiana.
Il Buon Cristiano, il più avanzato nel cammino verso la salvezza,
( predicatore, anziano etc. ), benedice il pane che sarà distribuito per ordine di anzianità nella fede e mangiato da tutti in segno di comunione di spirito.

Infine, la Tradizione dell’Orazione consiste, per un novizio confermato nel suo cammino, ad essere autorizzato dai Buoni Cristiani a recitare il Pater insieme a loro.
In effetti, si tratta di novizi che sono alla porta della Consolazione, ovvero che hanno fatto almeno un anno completo di noviziato che abbia comportato almeno l’osservanza di tre quaresime.

Non va dimenticato un rituale, generalmente praticato dopo gli altri, che veniva chiamato Caretas o Bacio della Pace, un bacio scambiato attraverso il Vangelo, che oggi potremmo tradurre semplicemente come un segno di Pace.

Esiste inoltre anche un rituale al quale assistono regolarmente dei credenti senza che sia precisato il loro grado di avanzamento.
Visto il carattere intimo di questo rituale, non si può immaginare che sia accessibile a dei credenti che non siano autorizzati a praticare il Miglioramento, quest’ultimo essendo di fatto il segno di ingresso nella comunità dei credenti.
Questo rituale si chiama Servici o Apparelhamentum, che tradotto in lingua volgare chiamerei Servizio: si tratta di una confessione mensile fatta dall’anziano a nome della sua comunità, davanti al diacono.
Essa permette di ricordare che solo i Buoni Cristiani possono peccare, perché hanno la conoscenza del Bene ( Intendimento del Bene ), cosa che non è nel caso dei simpatizzanti ( auditori ) e dei credenti.

IL NOVIZIATO

Quando il credente ha dimostrato uno stato di avanzamento regolare e duraturo e, se ne ha fatto domanda presso un responsabile della Chiesa, è autorizzato a passare l’ultimo livello entrando in noviziato.
Un novizio deve seguire in tutti i punti la vita dei Buoni Cristiani della sua comunità.
Si potrebbe mal immaginare che non possa assistere e partecipare alle Ore quotidiane, alle sedute di meditazione orale basate sul Pater ed comprendenti un rituale preciso oltre ad un insegnamento dottrinale.
Nel frattempo, fino a quando non sarà ammesso alla Tradizione dell’Orazione, non potrà recitare il Pater e dovrà, sia dimorare silenzioso alfine di non disturbare i Buoni Cristiani nel loro rituale, sia recitare il Pater pubblicamente.
Questa tappa non ha il carattere di passaggio che osserviamo talvolta nell’ingresso nella vita monastica.
In effetti, un credente, dall’istante della sua prima preghiera ricevuta dopo il suo primo Miglioramento, va ad iniziare un cammino che lo condurrà progressivamente a scegliere una vita quotidiana orientata nelle scelte che sono quelle della vita evangelica.
Certamente, questo non avverrà in modo immediato, ma a piccoli passi, con tappe regolari e modeste, ma che alla fine, sulla porta dell’entrata in noviziato, il credente avrà effettuato un importante cambiamento che gli renderà il noviziato una cosa assolutamente naturale.
Dobbiamo considerare che in ogni caso, il noviziato non potrà farsi con uno spirito di costrizione, perché questo sarebbe in assoluta contraddizione con lo spirito del catarismo, contrario al principio di non violenza che lo caratterizza.

Il primo punto del noviziato consiste nel condividere la vita cristiana evangelica in tutte le sue pratiche ed a integrarsi nella comunità cristiana con tutta l’umiltà necessaria.
Il novizio segue le prescrizioni dei Buoni Cristiani e, in particolare quelle dell’anziano, avendo piena coscienza della profonda distanza che separa il suo intento da quello dei Buoni Cristiani.
Questo punto è essenziale al giorno d’oggi, dove la nostra cultura ed il nostro imprinting ci spingono a rimettere in causa le scelte dei Buoni Cristiani medioevali visto che sono difficili rispetto alle nostre abitudini moderne.
Contrariamente a ciò che si può pensare, la vita evangelica moderna non è una sorta di albergo dove ciascuno può decidere le regole e le pratiche da seguire.
Attenersi alla Regola degli anziani non è fargli il verso, ma consiste a considerarli una evidente referenza.
La Regola non è una legge, è un modo di vivere, liberamente ed unanimemente accettato da tutti.
Non accettarlo è semplicemente considerare che non si segue un cammino cataro, ciò che è legittimo e senza valore sulla capacità ad accedere alla Salvezza, perché il catarismo non ha alcuna pretesa a credersi la sola via verso la Salvezza.
Quello che importa è di avere l’umiltà di comprendere che il nostro stato di credente non ci permette di invalidare delle scelte di cui noi non abbiamo la spiegazione della loro motivazione in quell’epoca.
Il novizio deve dunque volgere l’attenzione allo Spirito che, anche in assenza di Buoni Cristiani che possano guidarci, questo statuto di noviziato costituisce il più basso livello di avanzamento nella vita cristiana evangelica.
L’obbedienza e l’umiltà sono dunque indispensabili per partire con il piede giusto su questo cammino.
Perché un novizio abbia la possibilità di apprezzare la sua capacità a seguire la vita cristiana evangelica, deve restare nella comunità per un minimo di un anno alfine di seguire tutti i cicli.
Ma il noviziato non è solo un cammino temporale, è soprattutto un cammino spirituale: per questo può essere necessario fare durare più a lungo il noviziato.
Ci sono tracce di noviziati durati anche tre anni, anche se condotti in comunità di Buoni Cristiani: questo può voler dire che ai giorni nostri, l’assenza di Buoni Cristiani per guidarci, impone di fatto dei noviziati fatti di più anni, perché i novizi dovranno aiutarsi gli uni con gli altri fino a che uno o più di loro abbiano raggiunto un livello di sviluppo considerato collettivamente come di natura ad essere una Consolazione Spirituale.
La pazienza e la modestia sono essenziali alla messa in opera della risorgenza della Chiesa cristiana catara, perché ogni errore a questo stadio avrebbe delle conseguenze incalcolabili sullo sviluppo della comunità e sull’avvenire della Chiesa per i decenni futuri.
Durante il noviziato, il credente in “formazione” continua a perseguire e sviluppare le pratiche ascetiche che aveva già sperimentato, cioè praticate di fatto regolarmente, nella sua vita mondana: continenza alimentare e sessuale, spoliazione, umiltà, digiuni e caresime, pratiche rituali previste dalla Regola, etc.
Le mette soprattutto in opera in modo sistemico ed esclusivo in uno schema di organizzazione validata unanimemente dall’insieme dei membri della comunità.
Egli partecipa ugualmente alle pratiche rituali ed ai periodi di approfondimento della spiritualità cristiana catara che li accompagna.
In questo modo, queste numerose sedute quotidiane di analisi, di studio, di apprendistato e di padronanza di sé, non solamente dedicate ai documenti relativi al catarismo, ma anche ad una larga conoscenza del cristianesimo nella sua dimensione teologica e filosofica e dei domini connessi necessari ad una maestria allargata, permetteranno al novizio di acquisire allo stesso tempo una conoscenza esteriore indispensabile alla strutturazione del suo pensiero personale.
Inoltre ciò permetterà al novizio di approfondire la sua conoscenza interiore della Benevolenza e di tutto ciò che ad essa si rapporta.
È per questo che il credente desideroso di progettare di raggiungere una vita evangelica comunitaria deve comprendere che gli spetta di praticare questo capovolgimento dello stato di spirito progressivamente nel quotidiano, alfine di essere pronto, il giorno venuto, a lanciarsi pienamente in questo approfondimento.
Nessuna lettura, nessuna conferenza ed ugualmente alcun puntuale ritiro, saprebbero preparare meglio un credente di una opera progressiva e quotidiana, per quanto imperfetta possa essere, dei precetti della vita evangelica.

Dal novizio al Buon Cristiano

Nel Medioevo, quando il novizio dimostrava di avere raggiunto questo stadio di approfondimento e ne esprimeva il desiderio, egli poteva accedere alla Consolazione che si manifestava attraverso un rituale molto performante.
Anche se i Buoni Cristiani si proibivano di giudicare se lo stato di avanzamento del richiedente fosse perfettamente compatibile con la sua domanda, è evidente che nessuno avrebbe accettato di partecipare a quello che gli sarebbe sembrato essere una parodia al riguardo di quello che questo sacramento rappresentava ai loro occhi.
Possiamo vedere che malgrado questo principio, delle Consolazioni sono state date a delle persone che in seguito si sono rivelate indegne di riceverle,( un esempio su tutti, Raniero Sacconi che è diventato in seguito addirittura inquisitore).
Ai nostri giorni le cose sono ancora più complesse.
In effetti, a causa della mancanza di Buoni Cristiani unanimemente riconosciuti nella comunità e vista l’assenza di comunità di vita evangelica catara, la Consolazione,può apparire come una missione impossibile da assolvere.
Io non ne sono così sicuro, vista la testimonianza di Arnaud Sicre davanti all’Inquisizione presta a Bélibaste il modo di rimarcare che, anche in assenza di Buoni Cristiani che possano conferirgliela, potrebbe ricevere la sua Consolazione da parte di “ apostoli spirituali “.
Questo ci rimanda alla prima Consolazione della storia, che ci è raccontata negli Atti degli Apostoli, sarebbe a dire la ricezione dello Spirito Santo agli apostoli durante la Pentecoste.
In effetti, nessuno ha imposto le mani su coloro che erano presenti in quel giorno in quella casa: nessuno dei presenti è stato sottoposto ad alcun rituale, e questo stato di apostolo consolato è ben la base della prima comunità cristiana evangelica in assenza di Cristo.
Di conseguenza, appare chiaramente che una comunità di vita evangelica che persegue ed affina il suo cammino cristiano potrà vedere un giorno, presso alcuni dei suoi membri, apparire i caratteri permanenti e concreti di uno stato di spirito risvegliato che segnerà lo stato di Buon Cristiano presso queste persone.
In effetti, è nella durata e nella promiscuità di una comunità di vita evangelica che si potranno apprezzare i criteri di Benevolenza totale che segneranno lo stato di Buon Cristiano presso una o più di queste persone.
Una volta unanimemente riconosciuto dalla sua comunità di vita e confermato dalla comunità dei credenti, il nuovo Buon Cristiano potrà ristabilire la struttura mondana della Chiesa e riprendere l’insieme dei rituali, compresa la stessa Consolazione.

Conclusione

Comprendo benissimo che alcuni ed altri tra di noi vivono la nostra epoca con una certa impazienza ed aspirano all’emergenza della comunità di vita evangelica ed alla riconoscenza di Buoni Cristiani moderni.
Ho conosciuto personalmente questa impazienza ma, ormai, l’ho sorpassata.
Effettivamente, essa mi sembra deleteria e suppongo anche che ne sia ispiratore, il Principio malvagio, perché essa è la madre di tutte le derive e potrebbe ben condurre la nostra fragile comunità verso il fallimento della risorgenza e di conseguenza ad uno scoraggiamento che ci farebbe ripiombare nelle profonde tenebre.
Il cammino rimane sempre un affare personale e si deve fare nella vita del credente senza fissarsi un obiettivo che sia quello di seguire e, e non di scimmiottare, l’esempio dei Buoni Cristiani medioevali.
Se delle comunità di vita devono formarsi, che esse vengano messe in opera senza la minima concessione alla mondanità attuale ed anche, al contrario, che esse non esitino ad approfondire certi punti della pratica ascetica al riguardo delle nuove conoscenze di cui noi oggi disponiamo.
Se queste comunità vengono costituite nella Benevolenza, cioè senza cercare di escludere e senza compromessi destinati a rendere immediatamente possibile ciò che avrebbe dovuto necessitare di più lavoro e pazienza, esse finiranno per svilupparsi e per rendere possibile l’emergere di personalità di qualità.
Il nostro secolo non è ne meglio ne peggio del Medioevo.
L’impregnazione giudeo-cristiana è differente ai nostri giorni e, sovente più insidiosa che all’epoca, ma essa non impedisce di pensare che l’emergere di queste personalità sia possibile, ivi compresa da questa generazione.
Diamo tempo al tempo visto che disponiamo dell’Eternità !

Articolo di Eric Delmas
Novizio della comunità evangelica cristiana catara di Carcassonne.
 
15/03/2015 14:04
I TEMPLARI GIUSTIZIATI AL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE FINESTRE

Saint Martin la Vésubie, conserva sempre il ricordo dei templari che furono messi a morte nel 1308, nella loro cappella di Nostra Signora delle Finestre.
In questa triste epoca, in cui noi catari eravamo perseguitati, quel luogo era un riferimento ed una protezione per coloro che auspicavano raggiungere la zona di Cuneo e vi venne perpetrato l’atto in cui un gruppo di uomini armati entrò in questo luogo santo e uccise i Cavalieri che lo presidiavano.
Quindici fra di loro furono decapitati sul posto ed interrati nel pavimento della chiesa.
Nel XVIII secolo vennero ritrovati il loro scheletri con la testa messa da parte dal corpo: questo tragico ritrovamento fece ritornare alla memoria degli anziani questo riprovevole eccidio e la maledizione che pesava su queste terre.
In questi luoghi, durante i secoli, la malasorte si è accanita sulla contrada, oltraggiando gli uomini e la natura.
A seguito delle guerre, il duca Emanuele Filiberto di Savoia si recò al colle delle Finestre ed fece esorcizzare le miniere della Salèse che venivano considerate come l’origine di quei mali.
Ma questa cerimonia non sortì alcuno effetto e ancora ai nostri giorni molti amanti della montagna asseriscono di avere visto i fantasmi dei Cavalieri dalla croce pattense errare sulle sommità circostanti: il nome di “Maledia” dato ad una vicina vetta del Gelas avrebbe come origine questa leggenda.
La storia di questo Santuario dove i Templari trovarono questa abominevole morte è carica di enigmi tuttora irrisolti.
Situato a 1093 m di altitudine, in una splendida conca circondata dalle montagne che compongono uno dei massicci rocciosi delle Alpi Marittime, questo luogo che si bagna nelle nebbie e nel mistero nasconde ancora chissà quali segreti.
La storia ( o per meglio dire la leggenda) riporta che vi fu l’apparizione della Vergine Maria nel X secolo alla “finestra del Caire” un luogo lì vicino: questo venerato luogo venne ricostruito dai Templari, dopo che era stato rasato al suolo dai Saraceni.
Vi si venerava una Vergine Nera, il cui culto è ancora molto presente, sotto una veste mariana.
Ricordiamoci che nei corsi e ricorsi della storia, troviamo questo luogo, prima attraversato dai catari che trovavano protezione da parte dell’Ordine Templare, braccio armato dell’Ordine cistercense, ed ancora recentemente via di fuga per gli ebrei che cercavano di raggiungere l’Italia per sfuggire alla persecuzione nazista.

Autore Guy Tarade Traduzione di Robert de Marselha.
 
23/02/2012 23:48
I CATARI E LE ORIGINI DI CUNEO
Lunedì 27 Febbraio, alle ore 21, presso il cinema Monviso,
Franco Actis Alesina, studioso di catarismo, presenterà la conferenza:
"I Catari: i bonòm che a l'han trovà Coni"
La sorprendente storia delle origini della città legata all'arrivo
nella fine del XII secolo, degli eretici cacciati dalla Francia.
Ingresso libero.
 
21/02/2012 14:59
L'EUCARISTIA


Il termine eucaristia viene dal greco Eukharistia che significa azione di grazia (e niente d’altro !). La parola Eukharistia si trova nel Vangelo di Luca (22, 17-19) e nella prima Epistola di Paolo ai Corinzi (I 11, 24-25): questa parola fa parte degli hapax della chiesa primitiva; apparve per la prima volta nella Dottrina (Didaché ) dove è associato agli agapé, la divisione fraterna del pane benedetto, dalla comunità (comunione).
Per la chiesa cattolica, l’Eucaristia è progressivamente diventata un sacramento che implica obbligatoriamente la transustanziazione: atto in cui il pane ed il vino consacrati diventano veramente e substanzialmente il corpo ed il sangue, l’anima e la divinità di Gesù Cristo; così è nata la Messa.

 
14/01/2012 22:50
MONTSEGUR
IL CENTRO DELLA CHIESA CATARA
Alto sul suo picco roccioso, Montségur fu il centro della chiesa càtara e della resistenza occitana. Centro strategico, e centro spirituale, visibile come un faro da tutta la piana , fin da Béziers e da Tolosa. Cadde nel 1244, e quasi duecento eretici furono arsi nel prato che stende ai suoi piedi. La fine di Montségur determinò l’esodo massiccio dei catari e dei loro protettori verso l’Italia del Nord. Ha ispirato infinite storie e leggende, ed è ancora meta di mistici pellegrinaggi. Così lo canta il Félibrige di Provenza Prosper Estieu :

« O castel de Mount-Segur
Inspiro me un cant venjaire
Countro l’Nord ensannejaire
E lous amics de l’Escur ! »


( Trad. : Ispirami o Montségur
Un canto vendicatore
Contro il Nord massacratore
E gli amici dell’Oscuro ! »)


 
13/01/2012 22:47
LA STRAGE DI LAVAUR
IL PIÙ GRANDE ROGO DELLA CROCIATA
A Lavaur vi fu nel 1211 il più grande rogo della Crociata : 400 uomini e donne morirono fra le fiamme. I Crociati impiccarono anche ottanta cavalieri che avevano difeso la città. Fra loro , Aimery di Montreal, fratello della signora della città, Donna Giralda. A quest’ultima fu riservata la sorte più crudele :
« Estiers dama Girauda qu’an en un potz gitat :
de peiras la cubriron ; don fo dols e pecatz,
que ja nulhs hom del segle, so sapchatz de vertatz
no partira de leis entro agues manjat »


(Trad. : « Quanto a Dama Giralda, fu in un pozzo gettata
di pietre la coprirono : e fu infame peccato
ché chiunque da lei cercò aiuto
ne fu sempre accolto e sfamato »)

GUILLAUME DE TUDÈLE, La Cansò de la Crusada

 
13/09/2011 12:49
DIETETICA CATARA

Relazione di Bertran de La Farge

Le ragioni per cui i Catari adottavano un regime vegetariano sono principalmente 3.
1) Credevano nel principio della reincarnazione, alcuni di loro pensavano che attraverso il processo della metempsicosi, l’anima si potesse reincarnare in un corpo di animale.
2) Secondariamente il divieto di uccidere qualsiasi essere vivente.
3) Che ogni animale, essendo il frutto di una unione carnale, consumare la sua carne equivaleva a caricare il proprio corpo di forza ed intenzione sessuale.
Dobbiamo pensare che in quel tempo, la pratica catara di un rifiuto dell’alimentazione carnivora era d’altronde molto vicina a quella della maggior parte delle regole monastiche cattoliche.

TU NON UCCIDERAI.
La ragione maggiore di questo comportamento è senz’altro quella che per mangiare carne, occorre uccidere l’animale e questo porta a banalizzare l’atto in se stesso, ovvero, se noi uccidiamo un animale, non saremo poi, anche capaci di uccidere un uomo?
Quindi, noi Catari non troviamo alcuna differenza tra uccidere un animale ed uccidere un rappresentante della razza umana.
A questo bisogna aggiungere che se uccidere un animale selvatico con la caccia è già lì un atto contestabile, diventa orripilante allevare degli animali con il solo scopo di poi ucciderli per alimentarsi: vi è in questo comportamento una sicura premeditazione di questo atto inconsulto.
Quanti di voi mangerebbero carne, se dovessero uccidere l’animale di cui cibarsi?
Sicuramente molto pochi.
Le Scritture avvalorano questa tesi e nella Genesi possiamo leggere.
Élohim ha detto: “vi do tutte le erbe che portano sementi, che sono su tutta la faccia della terra e tutti gli alberi che hanno dei frutti che portano sementi; questo sarà il vostro cibo.”

L’IMPREGNAZIONE ANIMALE.
Mangiare della carne significa sviluppare nell’Uomo aggressività, istinti brutali e soprattutto aumentare in lui gli impulsi sessuali che sono antagonisti dello slancio mistico.
Vi cito ora un aneddoto.
Nei Pirenei, all’inizio del XIV secolo, la carne era, per i Catari della “feresa”: ovvero, ciò che contiene la ferocia, la selvaticità.
La forza vitale che era contenuta nel sangue dell’animale era trasferita alla carne dello stesso, quindi poi all’Uomo, che consumandola, l’assorbiva, rendeva più difficile la distensione della sua vita psichica e l’accesso alla vita spirituale.
Il pesce, immerso sempre nell’acqua e con il suo comportamento sessuale discreto, o allora addirittura negato, non aveva questi inconvenienti.
Questo comportamento, alquanto strano per noi, visto che per mangiarlo, in qualche modo il pesce bisogna anche ucciderlo, derivava da alcuni passi del Nuovo Testamento tali questo della Genesi:
“La Terra era informe e vuota: vi erano delle tenebre sulla superficie degli abissi e, lo Spirito di Dio si muoveva al di sopra delle acque. (Genesi 1, 2 )
Quindi il ragionamento dei Catari diveniva che se lo Spirito di Dio evolve sopra le acque e non in esse, quello che è nelle acque, i pesci in questo caso, non possiede la Vita, in senso lato, non possedendo lo Spirito di Dio.


Un ragionamento un po’ al limite per noi che pensiamo in modo più evoluto da allora, ma che trova soprattutto riscontro nella narrazione dei Vangeli, dove possiamo constatare che il pesce è uno degli alimenti preferiti da Gesù Cristo.
L’alimento principale di Gesù, dei suoi Apostoli e dei suoi Discepoli sembra in effetti essere composto essenzialmente da pane, vino e …. dei pesci.
Naturalmente, vi sono riferimenti precisi anche nelle parabole, tale quella dei pani e dei pesci, ma pur essendo allegoriche, i pani, il vino ed i pesci, (si fa riferimento ad uno dei soprannomi con cui erano chiamati i Catari, “Pescatori di Anime”) sono riferiti specificatamente a le Anime degli Uomini (i pesci), il Cristo (il pane) e lo Spirito Santo (il vino).
In definitiva il Perfetto, secondo i Catari, conforme al suo impegno, doveva astenersi da tutto quello che è considerato carnale e di origine animale, di tutto quello che è caricato di sessualità.
Dopo il Consolamentum, egli ha fatto voto di:NON MANGIARE PIU’ CARNE, UOVA, FORMAGGIO, DI OGNI ALTRO NUTRIMENTO, AD ECCEZIONE DI QUELLI PROVENIENTI DALL’ACQUA, DAGLI ALBERI E DALLA TERRA.
È lo stesso regime alimentare che ai nostri giorni viene applicato dai Cristiani Copti della Chiesa di Alessandria, q uella per intenderci di san Marco l’Evangelista e di Origene, uno dei padri del Cristianesimo.
Fa eccezione il miele, considerato non un prodotto delle api, bensì
Un prodotto di origine vegetale, il nettare dei fiori, trasformato dall’industria delle api: così come il vino e la farina sono frutto di un lavoro eseguito dagli Uomini.
Un regime perfettamente equilibrato, potremmo asserire oggi, visto che pur essendo vegetariano è rimarchevolmente bene equilibrato in glucidi (zuccheri) e lipidi (grassi) in carboidrati (cereali) e in proteine (pesce).
L’energia necessaria è data dai cereali, l’olio e le noci;
le proteine sono portate essenzialmente dal pesce.
Un riferimento alla cura medica, lo troviamo riguardo al digiuno dei malati, in cui è sconsigliata l’assunzione di prodotti derivati dalla carne, sostituendo il tutto con una dieta liquida a base di pane e cereali, la cosiddetta dieta in bianco.
Come vedete, la dieta catara, pur non avendo tutte le conoscenze scientifiche di oggi era supportata da una logica estremamente valida e, per nulla restrittiva o da “fame” come qualcuno l’ha definita.

Robert de Marselha.



 
13/09/2011 12:47
LA MEDITAZIONE CATARA


Le tecniche di preghiera dei Cristiani Catari erano le stesse dei Cristiani Ortodossi greci, si trattava di una litania: la parola greca Hésychia significa tranquillità, pace, soprattutto Silenzio.
Lo stesso papa Giovanni Paolo II, la definisce la Preghiera del Cuore, che consiste nel sapere ascoltare la Voce dello Spirito in un Silenzio profondo e ricettivo, come fosse il respiro dell’anima.
La vocazione all’Esichia porta all’Esicasmo che può essere definito come un sistema spirituale di orientamento essenzialmente contemplativo che ricerca la Perfezione (Deificazione) dell’Uomo nella unione con Dio tramite la preghiera incessante.
È evidente che la preghiera praticata dai Perfetti Catari è effettivamente un Esicasmo: le differenti correnti spirituali del Cristianesimo hanno praticato e praticano sempre l’Esicasmo, chiamandolo anche con altri nomi.
Per coloro che lo praticano, si tratta di accedere attraverso di esso, con la preghiera e la meditazione, al Silenzio, alla Pace profonda, alla contemplazione della Presenza Divina, al Risveglio, alla Plenitudine della Conoscenza, alla Perfezione, altrimenti detto alla piena coscienza e alla sperimentazione del Senso profondo e della Vera dignità di tutte le Scritture che conducono il pellegrino alle Visioni Angeliche di cui parlavano i nostri amici “Canonici di Orléans”
In effetti, tutti gli Esicasmi, salvo il rosario cattolico voluto e immaginato da Domenico di Guzman, invocano il nome di Cristo.

L’Esicasmo Ortodosso è : “Kyrie eleison, Christe eleison”
“Signore, Cristo abbi pietà”

L’Esicasmo Cataro è sia : “Adoremus Patrem et Filium et Spiritum Sanctum”
sia “Gratia Domini Nostri Jesus Christi sit cum omnibus nobis”

Quasi tutti gli Esicasmi hanno in comune il termine “Signore”

La tappa maggiore di ogni preghiera o meditazione è di aprire la porta che si apre sul Silenzio e di rimanere in questo stato di Silenzio.
Nel vangelo questo Silenzio è simbolicamente chiamato “Alta Montagna”

Nella mistica, l’Alta Montagna è quel luogo immateriale che raggiunge colui che medita quando perviene al Silenzio, al Risveglio e alla Comunione con il Divino.
“Discendere dalla montagna” è uscire dalle visioni della meditazione.
Meditare in questo modo è imporre il Silenzio al nostro mentale, ovvero zittire il nostro Ego, questo ci permette di ascoltare la Voce che è in noi.

La Meditazione catara si apre con l’Esicasmo:
“Adoremus Patrem et Filium et Spiritum Sactum”
È importante sottolineare che I catari, grandi difensori della lettura e delle trascrizioni delle Scritture in lingua vernacolare, pratichino pertanto due litanie in latino la seconda:
“Gratia Domini Nostri Jesu Christi sit cum omnibus nobis”

Per concludere, mi riferirei al digiuno, pratica che fa parte dell’ascesi classica che favorisce la qualità, l’efficacia e la finalità della meditazione e della preghiera.
Digiunare contribuisce a minimizzare l’impronta degli istinti corporali e dell’intelletto ed a condurre verso il Risveglio del proprio Spirito.
Come i Cristiani Copti, fanno ancora oggi, i Perfetti catari osservavano tre quaresime all’anno, 120 giorni di digiuno a pane e acqua.
Desidero ricordarvi che non è esatto dire che i catari non praticavano l’Eucarestia, essi praticavano la Benedizione del Pane, esattamente come viene ricordata nei Vangeli, è un errore confondere l’Eucarestia con la Transustanzazione adottata dai cattolici solo nel 1215 ad opera di papa Innocenzo III, dogma cosiddetto “della presenza reale” istituito durante il IV Concilio Laterano.
Per i catari, “la presenza reale” non è nell’ostia che va ricercata, ma molto semplicemente in noi stessi, coscienti o no di saperlo, in questo nostro Unico Tempio di Dio vivente che noi siamo.”
In Fede e verità
Robert de Marselha

 
11/09/2011 22:43
`INCONTRO DELLA DIVERSITA' CATARA"

Cari Amici
Dobbiamo rallegrarci di essere oggi, qui riuniti, in questo luogo, che rappresenta unico del suo genere, in Piemonte, la memoria dei nostri antenati, che qui hanno vissuto, impregnando questo territorio con lo spirito del Catarismo ed in seguito, nei secoli a seguire, con quello della Riforma.
Purtroppo del primo esistono poche testimonianze e l’incontro di oggi con il suo carattere informale ci da la possibilità di verificare i vari aspetti, perché all’interno di esso, tutti potranno esporre le proprie idee e convinzioni.
Il tema, messo in evidenza è quello della “Diversità Catara”.
Questa diversità, che è una realtà, che implica più modi, ciascuno di essi rispettabile, di interessarsi al Catarismo, di concepirlo ed esprimerlo.
Perché al riguardo, vi sono più categorie di persone che se ne occupano, storici, archeologi, filosofi, ricercatori di spiritualità e semplici curiosi.
Ciascun punto di vista va ascoltato con benevolenza e tolleranza: l’incomprensione può venire sia da colui che parla come da colui che ascolta; ma bisogna lasciare il tempo alle idee di fare il loro cammino, affinché possano essere comparate e perfezionate con l’ausilio di tutti.
È doveroso che ognuno di noi sia disponibile a rimettere in causa le sue ipotesi personali alfine di ritrovarci su di un cammino comune.
Bisogna capire che ognuno di noi pratica una disciplina che ha delle innegabili differenze pratiche, gli storici si basano solo sui documenti,
i filosofi disquisiscono su temi spirituali che non sempre hanno una connotazione pratica, i curiosi talvolta travisano ciò che è in realtà il pensiero cataro: nostro compito oggi è quello di analizzare tutto con indulgenza, tolleranza e pazienza, evitando ogni possibile scontro dialettico ed esercitando nei confronti di tutti la massima comprensione.
La ragione di questo incontro è di trovare quello che ci unisce alfine di renderlo chiaro e più fruttifero.
Abbiamo il dovere, in particolare, di ritenere nella nostra mente un punto estremamente importante: nel Cristianesimo Cataro non vi sono Dogmi, non vi è nulla di intoccabile, questo incontro non deve essere un concilio destinato a proclamare verità intangibili e, soprattutto, non crediamo che ciascuno, al termine di questa giornata, ripartirà da qui con la certezza che tutto sia stato definitivamente detto e stabilito e che si possa distribuirlo a destra e a manca come la “Verità catara” assoluta.
Nel tempo e negli anni, se il Dio dei Cieli lo vorrà, ci saranno altri incontri per proseguire questo cammino.
Ribadiamo comunque i punti fondamentali in cui si riconosce la Fede catara:

I Catari sono dei Cristiani.

Il Catarismo è una Religione.

Il Catarismo è una Via mistica del Cristianesimo

Questa Via, il più delle volte, individuale e solitaria, enuncia che ogni Essere umano può vivere la sua vita quotidiana in contatto spirituale con Dio, senza che ci sia bisogno di istituzioni gerarchirizzate, ne di strutture materiali, ne di problematiche e contestabili filiazioni umane per seguire il cammino tracciato da Cristo.
L’insieme dei manoscritti catari pervenuti fino a noi descrivono come sia possibile ciò.
Sottolineiamo anche che i Cristiani catari sono integralmente monoteisti, ovvero credono in un solo Dio.
Quando si parla di Catari si fa riferimento in modo sostanziale al dualismo, ma ciò è dovuto soprattutto al fatto che questa fu l’accusa principale cavalcata dall’Inquisizione: ma dovendo essere chiari, affermiamo in modo assoluto che i catari, come tutti i cristiani, sono alla volta sia dualisti che monoteisti.
Un’idea, una concezione intellettuale, che essa sia religiosa o no, non sparirà forzatamente quando colui o coloro che l’hanno sviluppata scompariranno: è sufficiente che una sola persona ponga il suo interesse su di essa perché la stessa riprenda vigore.
Il Catarismo è una risorgenza del Cristianesimo autentico, quello dei primi secoli, anche se il Catarismo di oggi non può essere considerato alla stregua di quello del Medioevo.
È necessario che almeno due condizioni si pongano e siano indispensabili al risorgere di questa spiritualità: in principio bisogna conoscere bene, la sua storia, le sue origini, la sua filosofia ed i suoi concetti “dottrinali”.
Per fare ciò è utile studiare come i catari ed i loro predecessori analizzavano i testi cristiani nel loro insieme e quali interpretazioni ne venivano tratte.
In secondo luogo, conviene ammettere che il termine Catarismo è solo una facilità di linguaggio, visto che nessuno può pretendere di “resuscitare” quello che era legato ad un periodo storico dato.
L’uso di questo termine è da intendersi un omaggio a coloro a cui era stato affibbiato con scopi derisori e diffamatori, visto che tra loro amavano chiamarsi Buoni Uomini o Buoni Cristiani.
Oltretutto è nostro dovere prendere in considerazione le nuove conoscenze acquisite che ci danno modo di comprendere certi aspetti allora sconosciuti.
Oggi siamo qui per parlare dell’Amore Puro, di questa Via dell’Amore che contraddistingue il Catarismo: essa è quella, durante la quale, secondo il Cristo, noi rendiamo omaggio al Dio che serviamo, a Lui solo.
Questa Via è il Cammino tracciato dal Cristo, quello della Buona Parola e della Pace sulla terra offerto da Gesù a noi uomini di buona volontà.
È così che le “chiese” e tutti i credenti raggiungeranno la “Chiesa di Dio” formando nuovamente l’immateriale “Tunica senza cuciture” che il Cristo ci chiede di tessere con Lui.
È questo che ci induce a tendere a questa grande riconciliazione ed a questo stato di comunione ecumenica permanente di tutte le chiese.
In questa nostra Chiesa, pratichiamo un battesimo spirituale, attraverso l’imposizione delle mani, attraverso il quale ci è dato di ricevere lo Spirito Santo.
La filosofia catara è a tutti gli effetti, una filosofia di liberazione, che inverte la prospettiva comune, essa incontra nella società umana, una grande difficoltà pari a quella che Galileo ebbe cercando di dimostrare che l’evidenza era pertanto un errore.
Parlando di Catarismo si fa spesso l’errore di riferirsi alla dottrina manichea, ma pur ammettendo delle similitudini, occorre riconoscere che la filiazione diretta appartiene piuttosto alla filosofia di Marcione: la sua chiesa non violenta si espande dall’Oriente all’Occidente del II secolo, e non sparirà, in quanto tale solo nel corso del X e XI secolo, quando appariranno i primi Buoni Cristiani.
I Buoni Cristiani del Medioevo, leggevano i vangeli in lingua occitana e qualche altro scritto apocrifo che gli era pervenuto: cercavano di conoscere Cristo e partecipare al suo spirito, ma sapevano ben poco delle origini del Cristianesimo.
Non avevano disponibili i manoscritti Esseni del Mar Morto, ne gli scritti gnostici di Nag-Hammadi.
Noi, Catari di oggi, pur non essendo il nostro spirito superiore al loro, disponiamo di un sapere molto più ampio: il nostro dovere è di rivisitare il Cristianesimo e di rileggere i Vangeli alla luce delle nuove conoscenze.
Se Dio non ha realtà in questo mondo, l’idea di Dio purificata si rivela negli spiriti: questa purificazione è un cammino di verità che passa nella realtà dei fatti e la logica dei discorsi.
Noi siamo coscienti, che questo mondo fondamentalmente malvagio in cui viviamo appartiene al Diavolo, o meglio al Principio del Male: male che è, molto semplicemente, ciò che fa il male e, in primis è il Bene che viene ad alleviare questo eccesso di male.
Il dualismo al quale facciamo riferimento è quello che oppone
la non-violenza alla violenza, il Bene al Male, l’Amore Puro all’Odio.
Oggi, noi siamo testimoni che le fiamme dei roghi, non sono riuscite a bruciare il pensiero di coloro che vi hanno perso la vita.
Una nuova speranza cresce fra coloro che peregrinano sui sentieri degli alti luoghi del pensiero cataro: oggi, i nostri mezzi di comunicazione ci permettono di intrattenere rapporti con cristiani di ogni estrazione e con i credenti catari dell’Europa e dell’Occidente.
Oggi mentre siamo qui riuniti, a Roquefixade in Ariège si svolge il secondo incontro sulla diversità catara ed il pensiero è lo stesso, riuscire a far coincidere le nostre idee, pur così diverse, per interagire in una società che sta perdendo i propri antichi valori.

Ribadiamo che il nostro Cristianesimo non è dogmatico, si tratta piuttosto di una questione che ci poniamo che riguarda l’origine della visione dolorosa di questo mondo: ciò che in noi suscita la compassione e ci invita a praticare questo Amor Puro (la non-violenza), alfine di evitare l’aggiunta di nuova sofferenza all’esistenza degli uomini e di ogni essere vivente.
Il Puro Amor è qualcosa che si scrive tutti i giorni, nella semplicità di questa nostra vita.
Dio è Amore, la Parola del Signore è giunta a tutti gli Uomini: allo stesso modo quando un Uomo riceve lo Spirito Santo ed è riconosciuto "PURO" agli occhi dei suoi stessi compagni, egli si rende conto che non sono certo gli Uomini che conferiscono quella “cosa”, ma è Dio stesso che la conferisce, Dio stesso e nessun altro.
Dio non ha a che fare con le miserie umane, non ha creato istituzioni o caste, Egli si indirizza all’insieme degli Uomini e non pratica ne esclusività, ne ostracismo, non fosse altro perché Egli è il Padre degli Uomini, il Padre dell’Umanità.
Per concludere, ricordiamoci le parole di Gesù Cristo:
“Lo Spirito di Dio soffia dove vuole”
“Padre Nostro, che la tua volontà sia fatta in Cielo come in terra”
“Dio non abita nelle case fatte da mano d’uomo”
“Ci sono molte dimore nella Casa di Dio”
Da questo ne deduciamo che Dio non si interessa ad una sola categoria di Uomini, e men che meno ad una sola e unica religione umana.
Egli è il Dio di tutti gli Uomini e di tutte le religioni.
In questi tempi di rinnovamento e di rinascita catara, possiamo aspettarci di incontrare un giorno degli autentici Buoni Cristiani: Uomini che riconosceremo dal loro comportamento, Esseri Umani, che avendo cercato Dio con Verità, hanno finito per trovarlo ed essere ammessi nuovamente presso di Lui, sapendo che lo Spirito di ciascuno, farà, alla fine di una vita o di un’altra, in “questo mondo”, il suo Ritorno a Dio.

Oggi, 11/09/2011

In Fede

Robert de Marselha


 
29/11/2009 14:20
`" Giorgio I "
GIORGIO I PRINCIPE DI SEBORGA SI E' DISINCARNATO
Onore e gloria a Te Signore dei Cieli
Giorgio ci ha lasciato per ritornare alla Tua casa o Padre.
Peccato, ancora alcuni anni e avresti festeggiato i 50 anni di regno e, di una bella cosa si è trattato.
Testardo, ironicamente insolente, ma buono nell'animo, questo era Giorgio.
L'onore di conoscerlo alcuni anni fa, quando per un caso di omonimia, mi aveva ricevuto scambiandomi con un giornalista del Vaticano, da allora le nostre strade non si sono più lasciate, storico e grande erudito, mi aveva passato parte di quei segreti che popolano la storia senza documenti, quella tradizione orale che in pochi considerano ancora legittima.
Mi piace ricordarlo in quel suo orto, o seduto sotto la pergola di casa sua, intento a preparare le verdure per la sua biologica minestra.
Un animo semplice, duro e dolce al tempo stesso, capace di farsi rispettare dai potenti e generoso con i deboli, di cui si faceva paladino ovunque.
Ora che ci ha lasciato, tutti cercano di accappararsi la sua conoscenza, nell'ombra si ordiscono complotti, si ci prepara alla lotta di successione inventandosi anche reggenze che lui non ha mai lasciato.
Esseri abbietti accusati delle più tremende malefatte, quelle contro gli infanti innocenti e da lui allontanati ritorneranno a cercare di far loro ciò che proprio non lo è.
Lo Spirito di Giorgio si librerà per sempre sopra a Seborga e non sarà dimenticato.
Bene a tutti voi
Robert de Marselha
 

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